Olea prima omnium arborum est (L'olivo è il primo di tutti gli alberi. Columelia, De Rustica, V, 8.1)
Questa citazione ci fa capire come già in epoca romana l'ulivo fosse considerato la pianta più importante dell'intero bacino del Mediterraneo.

Il rapporto intenso tra questa pianta straordinaria e le civiltà che si affacciano sul Mediterraneo risale al 4000 avanti Cristo, e le tecniche di coltivazione (potatura e innesti) si sono fatte più sofisticate col passare dei secoli.
Strabone (63 a.C. - 19 d.C.) nella sua Geografia, ci lascia una testimonianza importante riguardo alla diffusione dell'ulivo nell'antichità. Tra le regioni olivicole, Strabone cita la costa ligure, anche se probabilmente è alle colonie greche di Massaia (Marsiglia) e Nikàia (Nizza) che dobbiamo, tra il 600 e il 400 a.C., un impianto selezionato dell'olivo nella regione.
Ma è ai monaci benedettini del convento di Taggia che l'oliva taggiasca deve la sua fama attuale. Nel 1100, infatti, i monaci diedero il via ad una fondamentale opera di razionalizzazione dell'olivicoltura.
I benedettini seppero riconoscere il notevole potenziale di questa zona, che, grazie al clima temperato, alla bassa escursione termica e ad un'insolazione pari a 3000 ore annue, rappresenta l'ambiente ideale per la coltivazione dell'ulivo.
Dal terreno scosceso della Liguria vennero ricavate le "fasce" (terrazze), oggi tratto distintivo del nostro territorio, e l'oliva taggiasca cominciò a produrre l'olio migliore del mondo. Ancora oggi, la qualità dell'olio d'oliva taggiasca rimane insuperata.
Sebbene l'oliva Taggiasca rappresenti una porzione minima del panorama olivicolo italiano, con una produzione pari solo al 0,5 % del totale, la sua qualità non è mai stata messa in discussione, come dimostrano le testimonianze degli esperti: